30/10/2007

Ci vuole voce e non solo

di Robert Jakobsson (29/10/07

Un soprano lirico drammatico, un tenore lirico spinto/drammatico, un baritono espressivo: questi sono gli elementi necessari alla rappresentazione di uno spettacolo come la Tosca di Puccini. Non per nulla Maria Callas la interpretò nel momento più alto della sua carriera artistica, Luciano Pavarotti e Raina Kabaivanska come ultima opera in palcoscenico,Tito Gobbi fece di Scarpia un personaggio incombente e minaccioso, Ruggero Raimondi la più alta espressione del potere e della prepotenza che ne deriva, forti di esperienza canora e interpretativa. Mettere in scena una Tosca con un pugno di cantanti giovani è un rischio che nessuno si sente di affrontare, tant'è che la maturità appena raggiunta si deve, oggi, a una cantante come Daniela Dessì oppure a Fiorenza Cedolins, la prima con un partner con il quale fa coppia fissa e quindi buono per ogni occasione, la seconda con il Cavaradossi di Nicola Martinucci. Nel 1976 la Kabaivanska la fece con José Carreras (Scarpia era Renato Bruson), per l'addio le si affiancò il più giovane Mario Malagnini (che comunque, essendo nato nel '58, nel 2002 aveva già 44 anni). A vedere lo schieramento del cast della Tosca messa in scena dal Piccolo Lirico di Roma viene da pensare che l'organizzazione abbia fatto un notevole lavoro di ricerca per trovare voci credibili per i ruoli e per bilanciare le combinazioni in cartellone che porteranno avanti la rappresentazione tutte le sere fino a maggio 2008. Non so se sono tutti all'altezza del giovanissimo Alberto Profeta - una voce calda, morbida, drammatica e lirica insieme, il tenore di appena 28 anni , con pochissime uscite in curriculum, che ha conquistato la stima di Luciano Pavarotti che gli ha quasi passato il "testimone", come si legge sulla web press e che se saprà ben gestire l'opportunità che gli si è presentata, ha davanti una carriera da outsider. Ma il fiuto degli organizzatori del progetto della "Piccola Lirica" non può aver sbagliato neppure sugli altri Cavaradossi (anche se scarseggiano i tenori giovani) e tantomeno sulle Tosche e gli Scarpia, visto che la sera della mia visione, lei era un soprano di autorevolezza, morbida ed imperiosa quanto basta (Jasmina Radanovic), purtroppo non italiana (ma si sa che i giovani soprani nostrani vanno sul leggero) e Scarpia, un giovanissimo coreano ( Jo Sang Hyun) con un italiano chiarissimo e una voce formidabile, trasformato (anche grazie alla sua fisiognomica) in un despota perfetto . Si è visto il gioco registico, la caparbietà direi della progettista (Rossana Siclari) che con le voci ha preteso la credibilità dei personaggi, guidando tutti gesto dopo gesto, parola su parola, intenzioni e invenzioni. Qui, infatti, grazie all'età, i personaggi diventano credibili e vicini: non era Mario Cavaradossi un giovane focoso e irruento, forse anche un tantino rivoluzionario? E Tosca doveva essere una giovane donna, come quella che "ardeva" sulla scena e sul bel cartellone dello spettacolo, per infoiare in modo tanto sconsiderato il barone della polizia. Scarpia, se non ha una voce potente come un cielo in tempesta a chi fa paura? Che si tratti di combinare voce e talento, interpretazione e personaggi, lo si vede anche dalla scelta fissa del sagrestano - più attore che cantante (Puccini per lui ha composto poco poco) , il divertente Diego Bragonzi Bignami che dà un senso al suo starsene in sagrestia e ai suoi brontolii ("Scherza con i fanti e lascia stare i santi"), alla sua furbesca curiosità che lo porta più avanti a diventare il testimone dei fatti e colui che , in un certo modo manifesterà la sua "pietas" per la bella suicida. Simpatico lo Spoletta di Roberto Rossi (ma uno che canta "fiuto!... razzolo!... frugo..." può essere antipatico?), anche lui fresco d'accademia, che sa sfruttare al massimo i pochi minuti del suo da farsi. Infine, onore al piccolo manipolo di musicisti, piegati sulle loro tastiere elettroniche a clonare i suoni di una grande orchestra e alla bacchetta seria e partecipe della giovane direttora d'orchestra - look un tantino berlinese - che ha dato serietà e impegno all'impresa non facile e molto spericolata di mettere insieme suoni ed effetti elettronici. Uno spettacolo piccolo da vedere e rivedere, perchè per la lirica ci vuole voce ma non solo...

10/10/2007

Un recensione

Che cosa hanno in comune la poesia con il pentagramma, i  codici html, dhtml, php, javascript, flash…con l’arte visiva, le foto di scena con la pittura, i petali di rose con Scarpia, i graffiti con i libretti d’opera, Tamara de Lempiska con la Maddalena , le gemelle Adriana e Carla Fonzi Cruciani con la Tosca , o piuttosto i pennelli con i pastelli, i ritratti con l’alluminio e Cavaradossi con il Martini dry? Apparentemente nulla, ma per chi ha creato la sua opera per la collettiva “In arte Tosca”, allestita a Roma in occasione di una lunga programmazione dell’opera di Puccini, tutti questi elementi sono coerenti al proprio modo di esprimersi e alle suggestioni che il tema della mostra ha loro suggerito, al di là della rappresentazione iconografica della cantante e del suo storico au tour. Esemplare è il lavoro della Golden Web Award, Anna Olmo “Fiction”. Chi si immaginava che il mondo artistico internettiano sapesse, in modo originale, ma nello stesso molto espressivo, restituire il senso della rappresentazione? La “Tosca” raffigurata è una giovane acrobata che si arrampica su una lunga scala, verso un faro, verso la luna. Il volo dell’eroina pucciniana è qui all’inverso, rispetto alla storia: tende alla libertà e  all’illusione della felicità, si arrampica sulla sua vita, tende ad una meta e, attraverso un messaggio lieve come una bolla di sapone racchiude la sua creatività in un cosmo di suggestioni. Gli interpreti diventano personaggi e viceversa: ci sono tutti in foto svolazzanti e nel rimestio di carte che traggono colori e vigore da elementi aggiunti nel lavoro di un fotografo di scena, Fabio Di Stefano. Chi meglio di lui conosce il mestiere sul palcoscenico? Lui, però, va oltre e interpreta l’interpretazione, racchiudendo i suoi personaggi in fili spinati come se dovessero sfuggirgli, pur se consapevole che se lo chef-d'œuvre resta , gli interpreti si rinnovano passandosi il testimone. Ironica interpretazione spiattellata su una tela enorme quella di Paola Ferraris “Guardami” dove se stessa in abito da sera ammicca beffarda davanti al grande vetro da qui spunta il Castello da cui il volo di Tosca. Nell’ enorme immagine fotografica Tosca e Tosca di Chiara Nichelini, divenuta pittura acrilica, lampi e suggestioni secondo una tecnica suggerita da Andy Warhol , emerge il singolo e il doppio  di due gemelle simili e diverse. Modeso, un’artista che guarda ad Omiccioli per il gusto delle piccole cose, sparge il suo Scenario di blu, dando a  persone e cose un lieve simbolo, mescolando idee grafiche originali a bordo tela. E ancora, in questa esposizione unica nel suo genere, il blu predominante delle opere di Heidi Hirvonen e della sue Tosche dormienti e fatate, a cui dà intenzioni ricorrendo alle frasi indelebili dell’aria più famosa. C’è poi Henrique Reis che dal Portogallo invia un Cavaradossi pensoso, accompagnato da una Madonna da lui dipinta come un’ Amada (forse Tosca, forse Maddalena) e Manuela Ronchi che decisamente si cala nel ruolo, senza perdere se stessa, fotografandosi in abito da sera davanti a cieli densi di presagi o tra i giardini insieme ad un compagno, entrambi fissati su lastre di alluminio che rimandanobagliori musicali. Alla fine ecco arrivare il piccolo drappello di tosche , marchese e maddalene  lempiskiane dipinte da Gianna Volpi con i colori voluttuosi di incarnati e vesti. Come la famosa pittrice del XX secolo, sono donne attuali e un po’ mondane, ispirate dalla cartellonistica e ben adatte ad affiches d’impatto. Per leggerle bastano piccole note a margine: una donna fuma una sigaretta, al bar del teatro, mentre il suo Cavaradossi ordina un Martini dry; un’altra respira profondo nel suo camerino in attesa del “chi è di scena”; la marchesa Attivanti si guarda velocemente allo specchio prima del suo appuntamento, interrogandosi su quale parte interpretare:  “Tosca o Maddalena”? E giovani Tosche indossano stivaloni e parrucche davanti ad un muro graffittato (verso Sant’Andrea della Valle?) mentre una coetanea si prepara a posare come Maddalena  per il pittore Cavaradossi.  Bella mostra e soprattutto bella idea: se il teatro è rappresentazione , anche la pittura, la fotografia e la web arte lo sono. Al Piccolo Lirico Teatro Flaiano di Roma, ingresso libero, fino al 25 maggio 2008. Maria Teresa Natale- critico d'arte

 

22/09/2007

Una collettiva per Tosca

 

IN ARTE TOSCA 

 

50635dbdc90002855d969d1ea1ee284c.jpgL'Arte a teatro. Se l'arte come si dice è rappresentazione, il contesto è giusto. La tela come il palcoscenico per rappresentare i sentimenti, la vita, l'anima. Nella Tosca di Puccini, ci sono molte suggestioni: l'amore, la bellezza, il potere, l'odio... Tutti elementi  che l’Arte, in ogni modo, cerca di esprimere  perché senza di loro non potrebbe neppure esistere. Il nostro progetto parte da una figura e un contesto da melodramma, ma soltanto come convenzione, per dare un collante a tanti modi di esprimersi e anche per facilitare la comunicazione che potrebbe essere fortissima, in quanto non è stata mai fatta una collettiva con un  tema come: “In arte:Tosca”, che vuol dire molto di più dell’eroina pucciniana. L’esposizione avrà luogo in un dei teatri storici della Capitale, a due passi dal Pantheon, tra il “Vittoriano” di Piazza Venezia e non lontano da Sant’Andrea della Valle, da Palazzo Farnese e da Castel Sant’Angelo, tutti luoghi della “Tosca” che hanno molto a che fare 200 repliche di TOSCA (altra circostanza eccezionale), programmate fino al 25 maggio 2008 presso il Piccolo Lirico-Teatro Flaiano. Alcune immagini delle opere esposte sono nell'album "In arte Tosca"

Immagine di "Camerino", olio di Gio.Bo.Vol.( Respiro profondo, raccolta di emozioni, scongiuri e pianti, vissi d’arte e anche d’amore. Il sipario si apre ancora una volta. Chi è di scena?)